A’PISCARIA

A donzella, u’ pavone, l’alalònga….

 

I pesci sono tanti quasi quanto i santi, quando le ombre ancora faticano ad alzarsi, quando 'a vuciata non è ancora iniziata, quando i banchi si stanno riempiendo di ghiaccio, se passi lento e ascolti  puoi sentire i loro pensieri sussurrare …..

 

-Nonno posso farti una domanda sulla nostra vita di pesci del mare ?

   Perché ogni tanto qualche compagno scompare?

- Perché è stato preso dalla rete del pescatore.

- Ma ci sarà un modo per non farsi acchiappare.

- Bisogna saper distinguere la luce delle stelle da quella delle lampare ……..”

 

…U’ pisantuni, u’ masculìnu, a’ sarda…

 

Alla Piscaria si danza ordinatamente, le mani vanno a memoria, ordinano, sistemano tutto bene in mostra.

Un passante distratto potrebbe pensare che certe vite non si fanno per vivere ma per non morire.

 

…U’ calamàru, u’ butticanali, u’ ucicirèddu…

 

Alla Piscaria si onorano i morti, si continua a vivere, magari non nello stesso modo perché come si dice da queste parti: “Quannu si cunta è nenti”.

Si tratta, si baratta, si aspetta, solo quando se ne ha bisogno ci si volta e si chiamano i santi.

Alla Piscaria si sogna ancora e poi ancora, sempre lo stesso sogno, solo se si crede non farà invecchiare.

Alla Piscaria si sta svegli per imparare a distinguere la luce delle stelle da quelle delle lampare.

 

…U’ piscispatu, u’ tunnu e u’ tunnacchiu…

 

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