CAPPOTTO.jpg

CAPPOTTO

 

Cappotto aveva fatto di tutto nella vita, aveva riparato autobus in Guatemala rimettendoli insieme con pezzi di quarta mano, bestemmie e pazienza.

Aveva venduto proiettili in sud Africa, allevato cavalli di razza Andalusa cavalcando con la potenza di tutto l'esercito di Gengis Khan, aveva comprato erba misurandola in kg, facendola passare attraverso vari confini, aveva conosciuto l’eroina, venduto benzina sulla 66.

Imparò la sua prima musica dagli zingari, il canto dai monaci, la pazienza dalla sabbia.

Si era fatto trovare dal pejote, divenne sciamano, stregone ed estraneo al mondo. 

Dopo che incontrò l'Orso, le sue dipendenze  si  annullarono, abbandonò il dolce zucchero marrone.

Li conobbe Tessa, quando Tessa era un altra, un’altra vita, altri occhi, altri fantasmi.

Si incontrarono sbattendosi addosso mentre entrambi guardavano il cielo, si capirono e fu da subito rispetto silenzioso, il rispetto che vige tra chi ha il vizio di scrutare con la testa il cielo e sa navigare per mare o terra che sia.

La pelle di Cappotto era pelle spessa da viaggiatore, pelle incollata alle ossa, pelle dipinta, la pelle di Cappotto si portava addosso l'elenco indelebile dei suoi errori, quegli errori lo tenevano in vita e felice di esserlo.

Le lunga dita di Cappotto si ritrovavano sempre nel posto giusto al momento giusto, sulle corde di un citar o di un bouzuki, i suoni che uscivano dai quei legni erano il racconto di ogni errore e di ogni  viaggio.

Scese da una nave che faceva cabotaggio nelle Antille Francesi, si trovò in faccia vento, freddo   e tagliente, con la terra  troppo ferma sotto i piedi, si dovette arrangiare.

Cappottoti mentre cammina nella notte, dice che è allergico alle fotografie, lo dice guardandoti dritto negli occhi.

  • Nero Facebook Icon
  • Black Icon Instagram

​© 2023 by STREET LIFE. Proudly created with Wix.com