CERCANDO IL TITOLO PER UN BLUES 

 

Pallida se ne sta la Luna sopra il proseguire incerto di un amore, osserva le vacche sacre fare il bagno, preservativi abbandonati, baci, sospiri e vetri rotti. 

La notte di cartone scorre lenta vicino al fiume. 

Beviamo birra da teiere d’alluminio, mangiamo samosa, dahl  e garlic naan,  guardiamo i cadaveri bruciare, senza conoscere la storia di nessuno di loro.

Sotto questa Luna  schivando turisti pieni di crema abbronzante “Pardon” e “S’il vous plait”, sono inciampato in una pira ardente di desideri altrui.

Non capisco niente di questo tutto, non ho mai saputo capire.

Rileggo i miei appunti:

 

- Comprare incensi.

- Finire il blues e trovargli un titolo meno banale.

- Annotare tutti i falllimenti.

- Tagliarsi le unghie.

- Chi cazzo sono veramente gli Aghori ?

- Trovare hascisc migliore.

- Riordinare le idee e le fotografie.

- Bagnarsi nel Gange.

- Leggere “Gli anfibi slacciati del Che” di Andrea Semplici.

- Bhairavacarya, turbante nero e perizoma nero, stava al centro del cerchio di cenere     bianca. Seduto sul petto di un morto, coperto di pasta di legno di sandalo rosso.

Bhairavacarya gettò un piccolo fuoco nella bocca del cadavere e anche semi di sesamo nelle fiamme, particelle di profanazione.

-Ricordarsi il bastone per le scimmie prima di salire a fumare sul terrazzo.

Non capisco niente di questo tutto ma non voglio scordare nulla.

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