GANGA DANCE

 

 

E così mi sono trovato tra le braccia di settembre, proprio mentre sono fermo ad un semaforo tra le cose che succedono.

Pensieri mi attraversano la testa, muti, freddi, gelatinosi.

Ho immaginato qualcuno sperimentare la tecnica del nudo uccidere, ho immaginato di premere il pulsante di una macchina fotografica ispirato dal ricordo di un quadro di Magritte.

Niente di originale insomma, come leggere la bibbia o sentire un cane abbaiare da lontano.

Devo solo attraversare la strada, in una notte di fine estate, il caldo è indeciso, sudo più per convenzione da calendario che per la reale temperatura esterna.

Il semaforo ha già compiuto tre cicli di vita e io sono ancora nella stessa posizione di prima, affascinato da una coppia di anziani che si tiene per mano; a quell’età non è abitudine, la città non li infastidisce, in mezzo al frastuono brillano e si infilano tra i miei pensieri, mentre cerco di mandare a memoria almeno una delle cento e quattordici sure del Corano.

E’ all’arancione che si affaccia tra le sinapsi una qualche pagina di “Autobiografia di uno Yogi” letta in gioventù; ricordo poi i miei vani tentativi di somigliare ad uno qualsiasi dei padri del deserto che ha praticato l’esicasmo, portando il nome di Dio prima in ogni respiro e poi appoggiandolo al battito del cuore.

Penso al sud America e ai principi base della teologia della liberazione, ai quattro punti cardinali, alle sette virtù teologali e alle sette virtù del bushido, ai sette re di Roma e ai sette nani, ma me ne manca sempre uno.

Lascio compiere al semaforo un altro ciclo di vita.

Avevo fretta, stavo scappando da un posto dove non volevo essere, in direzione di un posto dove non voglio andare.

Penso a una fotografia che vorrei scattare, immagino il prossimo viaggio, forse  da San Pietroburgo a Vladivostok, forse il cammino di Santiago, forse il Sinai,  forse molto più a sud di Merzouga o a Parigi.

Forse, ripassando per i Balcani e facendo tappa a Istanbul, tornerò a Varanasi.

Dicono che se vai lì, sulle rive sacre del fiume a finire i tuoi giorni, interrompi il  ciclo delle reincarnazioni.

Li sulle rive dove si balla convulsamente, li sono adesso i miei ricordi, li dove la musica si confonde con il rumore sottile del fiume.

Lì sono adesso i miei ricordi a mischiarsi con tutte le mie vite precedenti.

Allargo e agito le braccia sperando di volare, urlo accogliendo settembre, faccio un passo per cominciare il viaggio, porterò con me questo semaforo a bagnarsi nelle acque sacre del Gange.

Solo poi ,ritornerò a casa, prima, devo svegliarmi. dal sogno.

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