MIKLOS EBNER

(Il custode delle Parole)

 

Rabbi Hunah Joshua non camminava mai oltre i 2 metri a capo scoperto, spiegando: "La Presenza Divina è sempre sopra la mia testa". 

 

Miklos Ebner poco prima di entrare nel Museo ebraico di Budapest, prepara la sua kippa, Miklos Ebner, per strada, non indossa il copricapo ebraico: "Non voglio essere più religioso di quanto sia davvero.” 

Però nel Museo, tra tutte le pergamene della Torah e i candelabri a sette braccia di Menorah, trova la kippa appropriata.

 

Secondo la leggenda ogni generazione conosce trentasei lamedvavnikim, trentasei uomini dalla cui condotta dipende il destino dell’umanità.

Negli anni 40 del secolo scorso non ne bastarono trentasei di uomini, ne servino  ventiseimilaquattrocentosettantasette in più e Yahweh li arruolò anche tra i Gentili, tutti i loro nomi, oggi, sono alberi nel giardino dei Giusti tra le nazioni, a Gerusalemme.

 

Oltre che su un francobollo c’è, tra quei nomi, anche  quello di Raoul Wallenberg, ed è grazie a quel signore gentile che Miklos, a differenza di molti altri, è riuscito a perdere tutti e cinquantatré treni che sono partiti da Budapest.

Grazie a Wallenberg non si è dovuto togliere le scarpe lasciandole sulla riva del Danubio prima di essere fucilato.

 

Il passato segna il nostro presente, può renderci schiavi o renderci semplicemente ciò che siamo.

 

Oggi Miklos Ebner ha camminato verso la grande sinagoga di Budapest, con le sue scarpe ai piedi e capo scoperto, custodendo le parole della storia che mi ha potuto raccontare.

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