MIRROR-LESS

Se fossi bravo con le parole, passerei le notti a raccontarti delle città che ho visitato, 

di come apro gli occhi più che posso fino a farmi male fino a ritrovarmi nelle tasche sabbia, latitudini, longitudini, gradi, minuti, secondi.

Sono in un posto e poi non ci sono più, sono dentro una vita e poi è come se attraversassi lo specchio e quella vita non c’è più, ce n’è un ‘altra, un altro mondo, altre strade, sono quell’altro con i vestiti che diventano troppo grandi, che ingombrano e ho la necessità di toglierli subito di mezzo, perché non sono più miei questi vestiti, come la vita che ho lasciato fuori dallo specchio, semplicemente, diversa.
Ho riempito la valigia di calzini spaiati perché il viaggio è una questione di distanze tra le parti asimmetriche di me, in certe situazioni il tempo si adatta alle esigenze.

Voglio imparare  a dire le cose che non si dicono, come quando ci si sfiora con finta distrazione, voglio imparare la cedevolezza, la nostalgia, le dense forme del desiderio. 

 

Io, le, distanze non le ho mai sapute misurare quindi ho deciso di fare come facevo da bambino, dove  in soffitta c’era tutto da scoprire e il buio non faceva paura, c’era un istante, dove bastava un salto per raggiungere la felicità.

Andare, venire, mutare, sono un cavo telefonico tra quello che ero e quello che sarò.

Se fossi bravo con le parole, le lascerei cadere giù, insieme ai sogni, seguendo la legge di gravità. 

Se fossi bravo con le parole passerei le notti farmi raccontare come si fa ad imparare la pazienza dalla sabbia e poi te lo scriverei sul retro di una fotografia perfettamente sfuocata.

 

MIRROR-LESS

Se fossi bravo con le parole, passerei le notti a raccontarti delle città che ho visitato, 

di come apro gli occhi più che posso fino a farmi male fino a ritrovarmi nelle tasche sabbia, latitudini, longitudini, gradi, minuti, secondi.

Sono in un posto e poi non ci sono più, sono dentro una vita e poi è come se attraversassi lo specchio e quella vita non c’è più, ce n’è un ‘altra, un altro mondo, altre strade, sono quell’altro con i vestiti che diventano troppo grandi, che ingombrano e ho la necessità di toglierli subito di mezzo, perché non sono più miei questi vestiti, come la vita che ho lasciato fuori dallo specchio, semplicemente, diversa.
Ho riempito la valigia di calzini spaiati perché il viaggio è una questione di distanze tra le parti asimmetriche di me, in certe situazioni il tempo si adatta alle esigenze.

Voglio imparare  a dire le cose che non si dicono, come quando ci si sfiora con finta distrazione, voglio imparare la cedevolezza, la nostalgia, le dense forme del desiderio. 

 

Io, le, distanze non le ho mai sapute misurare quindi ho deciso di fare come facevo da bambino, dove  in soffitta c’era tutto da scoprire e il buio non faceva paura, c’era un istante, dove bastava un salto per raggiungere la felicità.

Andare, venire, mutare, sono un cavo telefonico tra quello che ero e quello che sarò.

Se fossi bravo con le parole, le lascerei cadere giù, insieme ai sogni, seguendo la legge di gravità. 

Se fossi bravo con le parole passerei le notti farmi raccontare come si fa ad imparare la pazienza dalla sabbia e poi te lo scriverei sul retro di una fotografia perfettamente sfuocata.

 

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Se fossi bravo con le parole, passerei le notti a raccontarti delle città che ho visitato, 

di come apro gli occhi più che posso fino a farmi male fino a ritrovarmi nelle tasche sabbia, latitudini, longitudini, gradi, minuti, secondi.

Sono in un posto e poi non ci sono più, sono dentro una vita e poi è come se attraversassi lo specchio e quella vita non c’è più, ce n’è un ‘altra, un altro mondo, altre strade, sono quell’altro con i vestiti che diventano troppo grandi, che ingombrano e ho la necessità di toglierli subito di mezzo, perché non sono più miei questi vestiti, come la vita che ho lasciato fuori dallo specchio, semplicemente, diversa.
Ho riempito la valigia di calzini spaiati perché il viaggio è una questione di distanze tra le parti asimmetriche di me, in certe situazioni il tempo si adatta alle esigenze.

Voglio imparare  a dire le cose che non si dicono, come quando ci si sfiora con finta distrazione, voglio imparare la cedevolezza, la nostalgia, le dense forme del desiderio. 

 

Io, le, distanze non le ho mai sapute misurare quindi ho deciso di fare come facevo da bambino, dove  in soffitta c’era tutto da scoprire e il buio non faceva paura, c’era un istante, dove bastava un salto per raggiungere la felicità.

Andare, venire, mutare, sono un cavo telefonico tra quello che ero e quello che sarò.

Se fossi bravo con le parole, le lascerei cadere giù, insieme ai sogni, seguendo la legge di gravità. 

Se fossi bravo con le parole passerei le notti farmi raccontare come si fa ad imparare la pazienza dalla sabbia e poi te lo scriverei sul retro di una fotografia perfettamente sfuocata.

 

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