SIA SEME LA VIRTU’

“Sia seme la Virtù Vittoria il Fiore” è il motto della Contrada sovrana La Flora.

In origine si chiamava semplicemente "Flora": nel 1955, in occasione dell'introduzione dei motti dei rioni e della fondazione del collegio dei capitani e delle contrade, al nome della contrada viene aggiunto l'articolo determinativo "la": in questo modo la denominazione del rione storico mutò in "La Flora".

Bisognerà aspettare il 2002, per il titolo di “sovrana" concesso ufficialmente da Casa Savoia,

La leggenda vuole che la contrada debba il suo nome alla gioiosa esultanza delle donne del quartiere dopo la vittoria della battaglia di Legnano le contradaiole de La Flora avrebbero gettato dei fiori ai piedi dei soldati,

Un maggio del 1176 i comuni della lega Lombarda, che non conoscevano ne Umberto Bossi ne Matteo Salvini, si sono uniti e hanno sconfitto Barbarossa l’invasore, che arrivava dal Nord e che ci aveva provato già altre quattro volte ad imporre il suo dominio.

Si dice che il Brbarossa fu sconfitto  a causa di una croce scintillante mostrata dalla dea Flora, che lo spaventò e lo obbligò alla fuga. La dea Flora, secondo la tradizione compariva ogni anno ad inizio primavera per spargere fiori sui campi. In un’occasione fece apparire, fiordalisi azzurri e papaveri rossi. Questi i colori diventarono poi rappresentativi della contrada

il rosso indica il coraggio, l'ardore, la forza e la tenacia, mentre il blu la lealtà cavalleresca.

Sono nato a Legnano, figlio di genitori che in questa città ci sono arrivati ospiti e ne  hanno osservano i movimenti dal lato degli spettatori, come per non voler disturbare nessuno.

Che Legnano sia una città che di medioevale ha solo il desiderio di esserlo pare evidente, ma quando la dea Flora sparge i suoi fiori  e tutto ti grida addosso che maggio è arrivato, 

quando ci si mette foulard, quando la sera arrivi in contrada, quando rullano i tamburi, quando si provano le chiarine, quando si fa festa fino notte fonda,quando è una di quelle sere, hai l’impressione che tutto il resto dell’anno siano solo giorni da scontare.

La contrada non lo puoi capire lo puoi solo vivere, preparazione, organizzazione, cavalieri e armi, scudi, cotte di maglia, spade, gioielli , dame e i loro vestiti e poi in giro per la città fino al campo.

E’ Palio se è la domenica in cui pranzi con panini alla cotoletta e ingurgiti litri di Polase, ingannando l’attesa.

Attendere e poi attendere, ancora prima di sfilare e sfilando fieri dei propri colori.  

Attendere le batterie attendere e sperare anche quando tra batteria e finale il tempo diventa infinitamente denso.

Si sta quasi ad occhi chiusi per scaramanzia, sperando che le otto vittorie diventino nove, aspettando che la virtù seminata diventi un fiore di vittoria.

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