CAPITAN ANDREA

Prawo! Lewo! Tutaj!

 

Con voce ferma, da ex capitano militare della Repubblica Polacca, Andrea muove e raggruppa le sue pecòrre, si pecòrre con la doppia erre e con l’accento  che quarantatré anni in Italia non sono riusciti a plasmare.

Bisogna stare attenti quando parla, perché  il calabrese mischiato al polacco, hanno creato una nuova  specie di esperanto che solo l’ascolto attento permette di comprendere. Allora bisogna respirare e ri-sincronizzare l’orologio sul fuso orario dei pastori, completamente diverso dal nostro di uomini di città.

 

Andrea ha vissuto tante vite: militare, manovale, muratore, cuoco, poi la sua vita ha preso il tempo lento del pascolo.

Nel frattempo prima di morire, sua moglie gli ha regalato due figli gemelli: Pietro Conrat e Mario Alexandro. Di sua moglie conserva il ricordo e un nome che suona strano alle orecchie: Mogusat Bosena.

 

Trecentocinquanta euro al mese, vitto e alloggio pagato, gli hanno permesso di risparmiare qualche soldo e a Radom,  un paese della Masovia a cento chilometri a sud di Varsavia e a duecento a nord di Cracovia, li dove è nato nel 1952, ci ritornerà quest’inverno per vedere come tutto è cambiato, entrerà nella chiesa del sacro cuore di Gesù, tirerà fuori dal suo portafoglio l’immaginetta e ringrazierà padre Pio che gli avrà fatto salvo il viaggio.

Forse ci andrà con Nella Maria Metisk, un Ucraina di quarantaquattro anni, il suo nuovo amore, che si è meritata un tatuaggio sul suo braccio destro.

 

Camminiamo insieme sul campo di terra rossa, mentre il suo cane bianco ci fa strada, camminiamo verso l’agnello appena nato, tenerezza che andrà portata al macello, perchè è per questo che si allevano le pecore e chi lo sa meglio di un ex militare abituato a impartire ordini?

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