RACCONTI PERIFERICI

Ian è una vita che fa il pastore di pecore, prima a est più in la sulle montagne del suo paese dove suo padre gli ha insegnato il mestiere.

Sono tornato oggi all’ora giusta, quando le pecore stanno all’ombra prima di uscire a brucare l’erba, e Ian deve lavorare e fischiare ai cani che girano radunano e poi tornano in un attimo ai suoi piedi.

Apre la bottiglia di vino che gli avevo promesso e recupera un bicchiere da un lavandino che non hai mai visto l’acqua.

Senza sciacquarlo ci versa il vino, mi fa accomodare nella sua roulotte e mi porge il bicchiere, sono un ospite e questo tempo e il suo regalo per me.

Mi racconta dell’est e dei suoi cani, mi racconta del padrone del gregge, un cinese che si materializzerà di li a poco con una mercedes e un cassa di birra, mi dice di come è difficile rispettare i confini, gli animali da esseri intelligenti quali sono, non conoscono il significato di confine comunale e seguono la loro necessità di bere e mangiare.

Ci scambiamo il bicchiere che non rimane mai vuoto, “Tanti che dal mio paese sono venuti qui a fare  pastori, stai con gli animali giorno e notte e hai una cosa che tanta gente non ha: tempo per pensare e se vuoi puoi anche non pensare niente, solo guardi le pecore e impari”.

Per diversi giorni Ian mi ha raccontato camminando o seduti nella sua roulotte, di come riconosce le pecore e i posti dove passare, di come è la notte e di come ti guarda la gente.

Ogni tanto ripenso a Ian e a quando, come in un racconto della Bibbia, sono stato un ospite trattato  da Re

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Un Poco di Storia e di geografia

Nel corso degli ultimi decenni purtroppo l’allevamento zootecnico nell’area alpina ha registrato nel complesso una forte diminuzione sia come numero di capi allevati sia come numero di aziende, in seguito all’orientamento degli operatori verso attività più remunerative, in genere extra-agricole.

Una delle attività tradizionali che perdurano, nonostante una moltitudine di problemi legati alla modernità, è quella della pastorizia ovina transumante, che oggi più che mai dopo essere stata a lungo dimenticata, come sostiene anche la Coldiretti,  sta vivendo un grande momento di riscossa.

La transumanza è una pratica antica. Consiste nello spostamento del gregge o della mandria nei pascoli a valle durante la stagione fredda, e in quelli di montagna durante quella estiva: si tratta della naturale ricerca di cibo che porta il gruppo a viaggiare inseguendone la migliore abbondanza – che nella monticazione e nella demonticazione (cioè la salita e la discesa dal monte) ricorda un moto di marea, o un respiro.

Il Lombardia l’allevamento delle pecore, presenta una forte componente di allevamento transumante con 70.000 ovini e circa 70 pastori che sono dediti a questa attività da lunghe generazioni. Non si tratta però di transumanza vera e propria come in centro Italia o nelle isole. In Lombardia le stalle di pianura non ci sono durante tutto l’inverno, pastori e greggi vivono sotto le intemperie. Sono imprese agricole a tutti gli effetti ma senza fissa dimora o meglio senza stalla invernale: le greggi vaganti sono formalmente individuate nella residenza del pastore proprietario del gregge.

La pastorizia vagante è un mestiere fuori dal tempo in quanto non prevede la separazione tra lavoro e vita: relazioni sociali e lavoro sono tutt’uno, la giornata lavorativa si allunga e si accorcia a seconda dei lavori e delle necessità delle greggi. E per fare tutto ciò ci vuole tanta passione.

Ed è infatti  la grande passione  per questo lavoro antico che porta i pastori a muovere le loro greggi dalla montagna alla pianura e viceversa a seconda delle stagioni, che li porta a zig-zagare tra Comuni che consentono il transito sul loro territorio a quelli che lo vietano, ad attraversare strade trafficate, a spostare le greggi di notte perché c’è poco traffico, a tenere lontani  le greggi dai Parchi perché lì spesso sussiste il divieto al pascolo.

Il pastore deve sapere condurre il gregge e sapersi relazionare con gli agricoltori su cui terreni incolti possono essere condotti gli animali, con la polizia stradale per gli attraversamenti dei centri abitati, con i cittadini che si incontrano. Solo con delle buone relazioni e con la correttezza delle gestione sanitaria degli animali si riesce infatti ad ottenere il consenso e a pascolare con le propri greggi.

La pastorizia in Lombardia riveste un’importanza culturale di rilievo, tanto che è stata riconosciuta nel Registro delle eredità culturali immateriali lombarde, recependo la Convenzione UNESCO del 2003.

La pratica della pastorizia ovina vagante è inoltre un’attività totalmente ecologica. Consente di migliorare gli ambienti naturali, in quanto utilizza, per il pascolo degli animali, aree marginali non coltivate altrimenti destinate all’abbandono, consentendo altresì di preservare il fragile equilibrio ambientale e idrogeologico. Inoltre l’azione di contenimento della vegetazione invasiva e infestante incrementa la biodiversità vegetale e contribuisce alla stabilizzazione ecologica dell’ambiente oltre a mantenere produttive vastissime aree di agricoltura marginale.

Il report “Pastorizia e green economy: un nesso naturale?” (2013)  realizzato dall’organizzazione no-profit IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) ha certificato che negli ecosistemi più naturali (foreste , praterie, ecc.),  la pastorizia è in grado di mantenere la fertilità del terreno e gli stock di ossido di carbonio nel suolo, contribuendo sia alla regolazione idrica quanto alla conservazione della biodiversità. Inoltre la pastorizia è in grado di garantire altri effetti positivi, come la disponibilità di prodotti alimentari di alto valore.

Dalle Nazioni Unite arriva l’invito a investire per rafforzare la pastorizia, considerando che essa, ha spiegato il direttore esecutivo dell’United Nations Environment Programme Achim Steiner, “è molto più in accordo con gli obiettivi della green economy di tanti nostri metodi moderni di allevare gli animali”. Tra le azioni necessarie ci sono la connessione dei pastori con il mercato, la valorizzazione delle nicchie di mercato che si stanno creando per prodotti sostenibili, come quelli provenienti dalla pastorizia non intensiva, e il rafforzamento dei diritti di proprietà degli allevatori sulle terre.

Per quanto riguarda le razze , una di quelle più diffuse in Lombardia è la pecora Bergamasca, che con quella Biellese è particolarmente adatta alla transumanza. La Bergamasca è anche una delle razze di pecora più grandi e più rustiche al mondo. La sua patria originaria è l’Altopiano di Clusone e le contigue valli bergamasche. Grazie alle sue caratteristiche di adattabilità, si è diffusa anche in altre regioni: Marche, Umbria, Abruzzo, Veneto e Liguria.

 

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